Con le sue meraviglie, l’Umbria, non poteva che ispirare anche lo spirito di poeti e scrittori ed uno di questi è Marco Rufini. A lui abbiamo chiesto di parlarci di sé e della nostra Regione e abbiamo scoperto uno scrittore capace di guardare le cose con lucida razionalità, ma soprattutto un uomo con un’anima sensibile, che svela l’inquietudine del vivere “verso un assoluto irraggiungibile”.
Marco Rufini è nato a Perugia nel 1947 e, per trent’anni, ha lavorato presso l’Ufficio Leggi della Regione Umbria. Vive in campagna, a Capocavallo, un paesino tra Perugia e il lago Trasimeno. Ha cominciato a scrivere a quarant’anni, perseguendo con costanza il desiderio di pubblicare con le edizioni romane e/o. Dice di sé:
A sette anni lessi “Le mie prigioni”; poi mi sgorgò dal piccolo cuore un verso in cui definivo la mamma “una fontana di sorriso”; infine vinsi 500 lire della Cassa di risparmio con un bel temino. Si gridò al miracolo: precoce e fulminante carriera letteraria? Macchè, traiettorie borghesi. E dire che ero nato il 29 giugno, lo stesso giorno di Giacomo Leopardi (e qualche anno dopo Gianni Morandi), nella bella Perugia raffreddata dalla tramontana. Famiglia benestante autoctona laica, madre napoletana. Se non bastasse, rimasi figlio unico e frequentai le Montessori.
Continuai a leggere, leggere, leggere, ma pure a disegnare, scrivere poesie, racconti, canzoni. Intanto la mia esistenza si dipanava senza alcuna scapigliatura (oltre tutto mi venne presto a mancare la materia prima). Ero orribilmente sano, sportivo e ligio; divenni marito e padre con precocità allarmante, e avvocato, specializzato in tecnica legislativa. Arrivato ai fatidici quarant’anni decisi di scrivere “sul serio”. Un primo romanzo in poco tempo fece schifo persino a me. Non mollai. Buoni consigli, buona volontà, “autocoscienza”: maneggiai i miei impasti di materia verbale fino a tirar fuori qualcosa di decente. Infatti collezionai una decina di lettere di rifiuto. Ma non mollai, continuai a scrivere come un matto, incompreso, tignoso, quasi titanico.E intanto studiavo i meccanismi crudi dell’editoria nostrana, mondo poco ospitale verso chi non ha già avuto successo, magari come spogliarellista o serial-killer. Infine identificai l’editore che faceva per me, indipendente e di nicchia, specialista in narrativa, cacciatore di nuovi autori in giro per il mondo: le Edizioni e/o di Roma. Mi proposi con insistenza e alla fine si convinsero.
Detto questo e taciuto del resto, risponderò ad alcune domande che nessuno mi ha posto.
Segno zodiacale cancro, ascendente acquario. Vivo a Capocavallo, un posto di campagna tra Perugia e il lago Trasimeno. Gli hobbies? Calcio, equitazione, e ciclismo, viaggi e agricoltura. Dieta mediterranea, olio e vino di casa. Colore? Verde scuro. La quercia, la magnolia, il glicine fugace, la melanzana. Predilezione per gli animali. Auto fuoristrada. L’autunno mi seduce, amo la mia terra, le radici, le pozzanghere, la vecchia casa di famiglia e i suoi allocchi lamentosi. Spesso ho bisogno del mare, ma sempre fuori stagione: l’isola di San Nicola, Vernazza, Castro, Ravello. Allergico, sostanzialmente anarchico, agnostico, asociale, anaffettivo. Spesso colpito e affondato dalla femminilità. Molta musica, da Puccini a Elvis Costello, da Battisti/Mogol a Roberto Murolo, Bill Evans, Mozart, Debussy. Molto cinema, Orson Welles, De Sica e Kubrik su tutti.
Per finire, ecco la mia formazione letteraria: Gadda, Simenon, Mann, Verga, Faulkner, Guimarès Rosa, Flaubert, Cechov, Volponi, Nabokov, Céline.
Intervista ad Marco Rufini...
Quando ha sentito che la sua strada era quella della scrittura?
Quando scrivendo il mio primo romanzo mi sono accorto che dimenticavo di mangiare e di fare pipì.
Quanto l'Umbria l'ha aiutata nel perseguire il suo talento?
L’Umbria mi dà respiro e ispirazione, ma in alcuni casi può tarpare le ali. E’ un mondo che ti avvince con la sua attitudine unica alla contemplazione e alla ricerca interiore, ma d’improvviso metti il piede in un pantano e rischi di restare impantanato. L’Umbria è una regione a dimensione familiare, e come la maggior parte delle famiglie tende a minimizzare il talento come stranezza o vanità, combattendolo in nome dei pregiudizi e di destini obbligati.
Cosa pensa dell'Umbria?
Ho detto altre volte che la vedo come un’isola fra un mare di monti, ricorrendo a un topos anche troppo abusato. L’Umbria ha una storia profonda e potenzialità ancora oggi affascinanti, ma l’appiattimento global minaccia anche la sua forte e antica identità. A parte ciò, il suo nobile isolamento si traduce talvolta in provincialismo e autoreferenzialità, spasso a passo basso.
In generale mi pare che la dimensione culturale rimanga sottostimata, in tutti i sensi, anche in Umbria, mentre le varie istanze istituzionali rivaleggiano in tornei di lobbies e sfuggono a una doverosa cooperazione. Così ecco trionfare anche da noi i talk-shows e i loro profeti minimi, ecco il primato di una politica piccina picciò può permettersi di farsi regime ghigliottinando scienza e arte.
Certo, non è semplice tutelare e valorizzare le espressioni culturali in un mondo-sistema occidentale che non ha ancora compreso quanto siano urgenti e importanti le esigenze spirituali, per cui si continua a martellare la gente in testa perché acquisti cellulari e farmaci superflui. Forse l’Umbria potrebbe battere una strada tutta sua, anticipare con tentativi esemplari la salvazione dell’anima, attraverso una riscoperta di valori e bisogni come cultura e istruzione, educazione e gusto, religiosità, filosofia, poesia e coscienza civile.
Se potesse quali suggerimenti darebbe per migliorare la nostra Regione?
Nulla... porto sempre nel cuore le cose che amo. Spesso mi basta pensare alla mia casetta per trovare il modo di rischiarare una giornata stressante.
Se potesse, che suggerimento darebbe per migliorare la nostra Regione?
Mi trovo in difficoltà quando sono chiamato a esprimermi su questioni così importanti che trascendono dal mio specifico: non sopporto gli artisti che si trasformano in grilli parlanti solo perché hanno un riflettore puntato addosso. Tuttavia mi sembra che in Umbria si dovrebbero privilegiare per davvero le risorse fondamentali, che a mio avviso restano cultura, ambiente e un turismo di qualità, costruendo una programmazione incentrata su di esse e coinvolgendo direttamente tutte le istanze significative esistenti nel territorio, pubbliche e private. L’Amministrazione regionale tenta di farlo da un po’, ma non so quanto gli esiti premino questa buona volontà, perché le logiche di parte e le lobbies si oppongono alla collaborazione e a una programmazione integrata.
Sul terreno che più mi riguarda, ritengo che vadano rafforzate esperienze come quella di Umbria Libri, incoraggiando lo sforzo lodevole di ampliarne l’orizzonte in una dimensione internazionale e nazionale senza dimenticare le esperienze regionali. In particolare ritengo che andrebbero incrementate le risorse, ma anche inventate formule nuove e incoraggiate le idee. La mia diretta esperienza mi dice che va migliorata la capacità organizzativa costruendo interesse e partecipazione intorno alle esperienze più qualificate. Ancora una volta occorre promuovere progetti integrati fra istituzioni territoriali, scuola e università, chiamando a collaborare e diffondere la cultura (in particolare la lettura) quei soggetti che si dimostrano più sensibili e appropriati, come associazioni culturali, biblioteche, editori, librai, autori stessi.
Ha mai pensato di lasciare l'Umbria per trasferirsi altrove?
Nel 1970 lasciai la città e scelsi di vivere in campagna perché sentivo intensamente un bisogno di spazio e di raccoglimento. Oggi mi pare che la mia casa sia assediata: capannoni, villette, strade, rumore, gente maleducata, criminalità.
Per dare un segno del deteriorarsi di un mondo posso citare un esempio: davanti a dove abito corre uno dei percorsi più belli della regione, che tocca i parchi di Monte Malbe e Monte Tezio, monumenti come la Pieve del Vescovo, il Colle del Cardinale e il castello di Antognolla. Bene, l’Amministrazione provinciale di Perugia ha condannato questa strada a fungere da “bretella nord” fra le superstrade per Firenze e Cesena, convogliandoci un traffico ingente, in particolare quello pesante, con conseguente tetro corredo di incidenti (molto spesso mortali), inquinamento, prostitute e relativi protettori-ladri-spacciatori.
Insomma, soffro come molti perchè lo spazio si restringe sempre più, perché alcune scelte sciagurate distruggono la bellezza e la storia dell’Umbria, la qualità della vita. Mi prende a volte un senso di soffocamento, e allora penso alla Patagonia, all’Australia o alla Siberia. Non so se resteranno immensi luoghi dell’immaginazione o se davvero mi confinerò lì. Certo, l’attaccamento alle radici umbre è forte e ho cercato di trasmetterlo ai figli. Battersi è più coraggioso, la collera vorrebbe trasformarsi in resistenza, per testimoniare qualcosa di vero e forte che rischia di venire obliterato. Ma l’idiozia dilaga in forme sempre più varie e a volte sofisticate...
Chi è Marco Rufini visto da Marco Rufini?
Un tipo inquieto che tende sempre verso qualcosa in più, verso un assoluto irraggiungibile. A volte Marco Rufini mi urta, mi sfinisce, altre volte m’impietosisco e lo coccolo... In ogni caso la domanda coglie una mia prerogativa essenziale: l’attitudine a valutarmi da un punto prospettico fuori di me stesso. In particolare per uno che scrive ritengo sia indispensabile, ma spesso dà dolore e rende difficile l’esistenza, perché la vita è più bello viverla, essere impelagati nelle cose, abbandonarsi ai sensi.
Mi vedo spesso dentro un grande punto interrogativo, chiuso per ore e ore davanti a un computer, inventando personaggi e mondi in cui mettere a frutto le mie esperienze di vita e la mia vocazione un po’ testarda. La letteratura è talmente démodé! E’ diventata una parolaccia: scrivere è un gioco che si fa quasi per dispetto. Beh, io vorrei lo stesso che le mie parole scritte arrivino a quei pochi eroi o matti ancora capaci di leggere, che le pagine coinvolgano l’intelletto e l’emotività del lettore in uno scambio umano universale. Non riesce facilmente, perché oltre tutto sono un provocatore e cerco di stuzzicare, di svegliare chi mi legge a costo di turbarlo o disturbarlo. Ma comunque racconto, ho un bisogno sincero e radicale di raccontare.
|